O Calatrava quanto mi fai “sospirar”
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Cari amici,
eccovi una preghiera di Camillo Langone, tratta da Il Foglio del 21 settembre 2008.
” Ponte, ponte di Calatrava, tu mi fai vibrar, tu mi fai vibrar come fossi un telefonino silenziato, o ponte instabile di Calatrava, alla tua base c’è un cartello che fa temere il peggio, proibiti i trolley superiori ai venti chili, possono frantumare i gradini che il tuo progettista ha pensato di vetro, che pensata geniale, pallido ponte traballante, il presidente Napolitano l’altro giorno in visita a Venezia ti ha percorso con faccia terrorizzata, alla sua età le fratture del femore sono spesso letali e tu sei già chiamato Ponte dei Caduti, per il numero di veneziani e turisti che ingannati dai tuoi gradini invisibili e incomprensibili ogni giorno mandi al pronto soccorso, o sciaguratissimo ponte di Calatrava, che dovevi costare cinque milioni e sei costato più del triplo perché hanno sbagliato i calcoli delle fondazioni, ponte sfortunato che non sei brutto ma sei seriale (Calatrava ha riempito il mondo di ponti fatti con lo stampino, piazzare un suo ponte sul Canal Grande è come arredare il Palazzo Ducale coi mobili dell’Ikea), povero ponte già decrepito a pochi giorni dall’apertura, coi corrimano corrosi perché Cacciari non ha avvisato Calatrava che a Venezia ci sono i piccioni, tanti piccioni dal guano acido, o infelice ponte malato di Parkinson, pensiero debolissimo fatto architettura, non so se pregare per abbreviare la tua agonia o viceversa perché tu non crolli, fratello ponte di Calatrava, commovente metafora dell’umano barcollare”.
Qualche commento a riguardo?
Laura Montorio

