La figlia del professore prende 30 all’esame.

Esami

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All’Accademia delle belle arti di Venezia
, da un paio di giorni non si parla d’altro: il professor’Titozzo ha esaminato sua figlia Cecilia facendole prendere un bel 30.
Il fatto è stato denunciato dal professor’Lecic, il quale aveva avuto la richiesta della giovane laureanda a poter proseguire i suoi studi con il corso da lui tenuto di pittura, il docente ha così osservato delle anomalie, riscontrando che Titozzo, il padre di Cecilia aveva assegnato all’esame di restauro, il voto maggiore, ossia il 30.
Igor Lecic ha deciso di esporre alla magistratura le sue perplessità sull’andamento anomalo che sta avvolgendo l’accademia, ha infatti inoltrato una causa per mobbing nei suoi riguardi.
Nella denuncia, ha anche evidenziato che il Consiglio di Pittura, ha considerato l’sulla regolarità esame valido, trasportando l’alunna in un’altra sezione con un altro docente, il professor Di Raco.
Ora il tutto verrà giudicato dall’organismo giuridico che avrà il compito di valutare per bene le varie situazioni createsi.
Foto by recuperocorsi.com

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One Response to “La figlia del professore prende 30 all’esame.”

  1. 1
    Alvise Says:

    Di Raco-Tiozzo-Lecic
    Salutiamo favorevolmente i recenti fatti di cronaca giudiziaria che denunciano, attraverso la persona del Prof. Lecic, una situazione accademica notoriamente vergognosa, clientelare ed indecente, che per anni (fors’anche decenni) è andata ostacolando l’espressione autentica dell’acume, dell’intelligenza, dell’ingegno e della creatività a vantaggio di politiche nepotistiche, meschine ad antidemocratiche. Nella fattispecie, taluni dipartimenti di Pittura hanno tutto fatto meno che curare gli interessi, la crescita, l’educazione e la piena espressione degli studenti; e non ci meraviglia poi, alla luce di pratiche tanto machiavelliche quanto opportunistiche (a danno del livello generale dell’educazione impartita) che per anni altre istituzioni Universitarie (vere depositarie della conoscenza “accademica”) abbiano attivamente osteggiato il riconoscimento equiparato di titoli di studio rilasciati da queste Accademie. A Venezia più che altrove si sono andate perpetuando pratiche di prevaricazione dei diritti degli studenti, con la diffusione sistematica di mala-educazione, mala-informazione e mala-formazione che finiva spesso col pregiudicare irrimediabilmente anche l’apertura professionale post accademica e l’accesso, per gli studenti, ad opportunità di inserimento professionale nel sistema di educazione pubblica, il tutto condito poi spesso anche da pratiche di franca sevizia psicologica, malversazione e bullismo che figure “supra partes” come il Prof. Lecic a più riprese non hanno mancato di denunciare. Presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia non regna la meritocrazia, questo appare ovvio agli studenti stessi prima che ai docenti, l’eccellenza, lungi dall’essere premiata e coltivata viene anzi fortemente ostacolata, castrata, perché temuta quale seme di un cambiamento in meglio che porterebbe alla scomparsa di tante-troppe figure di docenza mediocre, datata, inadatta ad affrontare le sfide intellettuali, artistiche e professionali del nuovo millennio.
    Cambieranno in meglio le cose con le nuove elezioni del Rettore in Accademia. Difficile, se le proteste di Professori come Lecic rimarranno inascoltate, se la “vecchia guardia” continuerà indisturbata i propri giochi di potere, nulla di buono verrà a succedere allo status quo.
    Ma si spera che con questo nuovo, ultimo episodio, venga a farsi interamente luce su di una situazione istituzionale che oltre ad essere, tanto nei metodi e negli intenti non-dichiarati, anacronistica, disonora il buon nome delle istituzioni educative italiane statali tutte

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